Tenuta di Valgiano

The Winery

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La tenuta

Consolata Camerana Nella vita giornaliera odierna per la maggior parte delle persone sarebbe impensabile non avere praticamente sempre la televisione accesa, ma a Valgiano non c’è, e questo mi ha ricordato le serate estive in vacanza degli anni 60… 70… 80… che la tv si accendeva per vedere qualche evento particolare tipo: il primo uomo sulla Luna!! Invece, io ricordo con un pò di nostalgia i giochi di società a cui potevano partecipare tutti, grandi e bambini! Uno di questi, forse il mio preferito era: “Se fosse…” Una persona a turno pensava a un posto o un personaggio e i presenti per indovinare chiedevano: se fosse un mobile che mobile sarebbe? E il primo a indovinare sceglieva un nuovo soggetto… allora… il gioco ha inzio, il nome da indovinare è un posto: 1) domanda, se fosse un pittore? Impressionista tipo Sisley o Pissarro con colori trasparenti vivi naturali. 2) se fosse uno strumento musicale? Un’arpa per il suo suono delicato ed estremamente armonioso. 3) se fosse un cantante? Aznavour, Ives Montand, DeAndrè che esprimono sentimenti veri con armonia, eleganza, poesia 4) se fosse un personaggio? Sandokan e Yanez di Salgari onesti dritti aperti combattivi tenaci 5) se fosse un libro? Jane Austen per il suo stile intelligente ironico fine misurato 6) se fosse una musica? Debussy,Chopin, Ravel melodiosi, eleganti vivaci. 7) se fosse un cibo? un misto di verdure ripiene con brodo in tazza 8) se fosse un vino? Palistorti… Valgiano… bianco ..rosso. Sul vino mi sono tradita, ma forse chi conosce Valgiano, ha capito le mie scelte per descrivere, forse più le persone che a e per Valgiano lavorano del posto stesso e lo spirito che li unisce. Il vino di Valgiano vale il viaggio perchè il posto è bellissimo ma diverso dalla Toscana classica, colline, vigneti, ulivi, casolari. Siamo in Lucchesia regno delle Ville e nelle ville c’é sempre un mistero e a Valgiano c’è il rifugio dei pipistrelli ma se volete sapere dov’é andate a scoprirlo e se andrete d’estate, tranquilli non ci sono zanzare!

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La tenuta 1

Oliva di Collobiano Sono anni che vado a passeggio a Valgiano per sorprendermi dei suoi sviluppi e delle continue trasformazioni. Osservo, non lavoro, che è incombenza dei giovani. Anche l’azienda è giovane, lo si capisce dall’aspetto e dall’ottimismo che c’è nell’aria. Il giardino di casa, ombroso, con fioriture bianche, arbusti profumati, alberi di limone a spalliera, è grande e vissuto dal via vai di adulti, bambini, cani, biciclette, ospiti, residenti, convegni, merende. Da degustazioni e compleanni. E’ un modo immediato di ritrovarsi. Con uguale naturalezza viene svolto il lavoro, oltre un’aggiunta di agile fantasia. L’azienda agricola vissuta per produrre vino, e olio, miele, uova, è in movimento in una giostra di uva, botti, olive, alveari, galline e scrofe al pascolo nel bosco di fondo valle dove vado sempre a guardare come grufolano. Nel frattempo il giardino e la campagna hanno assunto un particolare timbro. Voglio dire che sono in continuità uno con l’altro; vigneti, giardino, magazzino, prode d’erba e balze sono progettate con senso estetico e pratico nell’armonia del paesaggio. Guardo con occhio critico la crescita di certi gruppi di cipressi. E ogni volta mi dico che è stato scelto il punto adatto per piantarli poiché l’ombra non danneggia le culture e la forma scura tipica del cipresso cattura la vista del canalone che solca le pendici del Preappennino lucchese, da dove si incanala un vento del nord che trasporta nuvoloni, nevicate e temporali. In questa vallata non c’è traccia di borghi antichi, campanili e linea elettrica; si intuisce l’inizio di un sentiero tra gli alberi. E’ un bosco che conclude il paesaggio settentrionale dell’azienda e protegge le sorgenti dell’acqua di fattoria. Capita che la passeggiata prosegue in salita su per la valle, con l’impressione di non essere usciti dall’azienda che gradualmente passa da agricoltura a bosco; tutto è naturale.

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Tenuta 3

Maria Valgiano è una collina con cinque fattorie in cui una è quella che ci vivo io.. A Valgiano c’è un’aria pulita nella mia fattoria ci sono vari ettari di vigna. Ci sono pollai con tante galline che fanno tante uova buone e molto sane! Ci sono anche i maiali di Cinta Senese che sono come dei maiali tutti neri però con un tipo collare al collo che è bianco! Abbiamo anche avuto anni fa le mucche che però ora non prendiamo più… Ci sono i conigli che ogni tanto si fanno accoppiare! Poi ci sono i mie due cani: Oscar e Stella sono giocherelloni, mi diverto molto a giocare con loro, quando sono in giardino sento sempre un profumo di fiori. Uno dei miei momenti preferiti è quando c’è la vendemmia raccolgo tanta uva, oppure sto all’ombra a togliere i raspi dall’uva..! Dopo tanti giorni la vendemmia finisce allora,c’è la festa della vendemmia! Anche quella molto divertente! Poi da poco c’è stata la festa del grano nel vigneto a “Cesari” anche se quest’anno ci abbiamo piantato il grano, comunque alla festa del grano si mangiava tutte le cose a base di grano di quel vigneto! Poi alla festa del maiale cioè quando si uccidono i maiali si mangia quasi tutto a base di carne di maiale naturalmente di quelli che uccidono… Disolito c’è il prosciutto, la pancetta la salciccia e altre cose…

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Tenuta 4

Luigi Fenoglio Capita ogni tanto che qualcuno mi si avvicini e mi chieda: «È questa la Tenuta di Valgiano?» E il primo istinto è sempre di rispondere «NO». Egoista e stizzito. «No, andatevene», ci ho messo anni a ricordarmi la strada fin qua. Curve, cartelli, stradine che salgono su attraverso le colline e si stringono, si biforcano, finiscono. Quando poi, finalmente ci si arriva, si ha la sensazione di aver attraversato una porta. E al di là della porta c’è un microcosmo brulicante di stimoli e di vita, dove la terra ha un buon odore e anche le case sembrano spuntate dal suolo; seminate, non costruite, mosse da un impulso naturale fatto di sole e fotosintesi, come le viti, o il grano. Valgiano è armonia. È un grande e morbido orologio appoggiato sulle colline. E tutte le persone che ci vivono e ci lavorano sono gli ingranaggi che fanno muovere le lancette, seguendo un ritmo scandito da pioggia, microclima, fasi lunari. Io mi ci immergo e godo della mia condizione di ospite, di aiuto quando posso, di compagno di sbronze in serate calde e leggere, sdraiato su un prato a guardare le stelle. E perché mai dovrei condividere tutto questo? La gente arriva fin qui attratta dal vino; un vino buono, molto buono, niente da dire. Ma il vino non è che un risultato, l’espressione finale di un equilibrio fatto di persone, natura e rispetto. E vorrei chiedere ai nuovi arrivati chi sono, come son o arrivati fin qua, perché. Ma invece allargo un gran sorriso e dico: «Sì, è questa. Benvenuti a Valgiano». E poi li invidio, brutalmente, come ogni volta che qualcuno mi dice che non ha mai visto un film di Sergio Leone o non ha mai letto un racconto di Jack London e si appresta a farlo per la prima volta.

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Le colline lucchesi

IL TERRITORIO: Lucca, situata a Nord della Toscana, è compressa tra l’Appennino e il Mar Tirreno. Il clima ha una forte variabilità, a seconda che prevalga l’influenza appenninica oppure quella mediterranea. Per questo motivo, storicamente, vi è una forte presenza di vitigni complementari, che garantiscono una qualità costante. L’Appennino influenza il clima con abbondante piovosità, ben diffusa nell’arco dell’anno, e con escursione termica notturna; mentre il Tirreno regala una luce di grande intensità e una buona ventilazione. Queste condizioni fanno sì che le uve di Lucca raggiungano un’ottima maturazione – del colore e dei tannini – che producono vini di notevole morbidezza e intensità. Le aziende sono perlopiù situate in mezza collina, posizione che condividono con gli olivi,. I due versanti nei quali è suddivisa la denominazione sono ugualmente esposti a mezzogiorno e godono di piena insolazione. Nel versante Occidentale alcune zone specialmente intorno alla Valfreddana sono particolarmente vocate ai bianchi, mentre nel versante orientale prevalgono i rossi. Il Serchio divide i due versanti caratterizando climaticamnte tutta la piana di Lucca, umida e soggetta a brinate mentre i ripidi versanti delle colline proteggono i vigneti. La grande superficie boschiva dell’alta collina e dell’Appenino determinano il paesaggio, il verde intenso che non arretra nemmeno nelle più torride estati e la richezza di acque sorgive purissime lungo tutte le colline. In queste condizioni la Lucchesia è in grado di offrire alle vigne un periodo vegetativo molto lungo, gli inverni miti che sbocciano in precoci primavere, l’escursione termica presente ma moderata, la disponibilità idrica che consente una buona attività fotosintetica anche in piena estate, garantiscono la piena maturità delle uve anche con buone rese. I terreni derivano geologicamente dalle due conformazioni più tipicamente toscane, la marna calcarea di alberese e l’arenaria del macigno toscano. I terreni argillosi delle marne calcaree producono vini di potenza e longevità, mentre il macigno toscano – grazie alla sua ricchezza di minerali – apporta grandi doti di serbevolezza. In alcuni casi questi terreni sono così sapeintemente mescolati da creare dei “terroir” di grande prestigio. L’origine geologica piuttosto recente, perlopiù Paleocenica e Miocenica fa si che si tratti di terreni di buona fertilità capaci di esprimere notevole vigore e forza nelle viti, garanzia di adattamento alle annate estreme causate dalla contrapposizione degli Appenini e del Mediterraneo. Complessivamente la Lucchesia è caratterizzata dalla mitezza e dolcezza del clima, che si eprime in un paesaggio di grande dolcezza ed eleganza, i frutti pi tipici di questo paesaggio: l’olio ed il vino esprimono come uno specchio queste caratteristiche. LA STORIA: I vini delle Colline Lucchesi hanno una tradizione che, sulla base di precisi documenti storici, possiamo collegare addirittura all’epoca romana e al medioevo. Secondo alcuni storici sembra che già prima dei Romani le colline della Lucchesia fossero coltivate dagli Etruschi che abitavano a Lucca e poi dai Liguri i quali conoscevano bene l’arte della viticoltura e olivicoltura. La ricchezza della zona è comunque messa in evidenza da documenti anteriori al Mille secondo i quali “le pendici dei colli a nord di Lucca erano nel secolo nono rivestite di vigne”. Nell’età dei Comuni l’industria del vino era già fiorente: infatti tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo la coltura della vite si era molto intensificata nel territorio delle colline lucchesi e grande era il consumo che si faceva del vino. Narrano le storie che nel 1334 furono portate a Lucca dalle vicine contrade oltre 168.000 barili di vino che doveva essere “chiaro, vermiglio, puro e franco” come quello che nel 1308 acquistò Cimelio il vinattiere. Nel 1392 un mercante, Antonio di Pace degli Orsi, scriveva alla compagnia Datini di Pisa che “è saporoso: quanto più ne beo, più m’aguzza l’appitito di bere”. Nel 1400 scriveva Sante Lanciero, sommelier di Papa Paolo III, che si trattava di vini di ottima qualità preparati con cura, soprattutto da offrire agli ospiti, come risultato di una propria scelta di vita e come prodotto della propria terra e della propria passione. In quegli stessi secoli l’attività in cui i lucchesi eccellono è la produzione della seta: nella sola città di Lucca vengono certificati oltre 2.000 telai in produzione, senza contare tutti quelli del contado. Ed è proprio la seta il veicolo della creazione del mito internazionale del “mercante” lucchese: tutte le maggiori famiglie aristocratiche della città vennero coinvolte nella produzione e nel commercio della seta, soprattutto verso i paesi del Nord Europa. I primogeniti vennero inviati ad aprire “compagnie della seta” in città come Lione, Bruges, Londra, Amsterdam e Amburgo. Progressivamente, insieme ai tessuti di seta, i mercanti lucchesi iniziarono a trasportare verso il nord anche il loro vino e l’olio di cui andavano tanto orgogliosi: storicamente fu questa la prima volta che il vino lucchese si affacciò sui mercati internazionali. Ma a metà del 500, per varie ragioni – non ultima la scoperta dell’America, questo sistema mercantile entrò in crisi. Le “compagnie della seta” all’estero vennero chiuse, e le famiglie aristocratiche lucchesi decisero di investire gli enormi ricavi realizzati con la seta in agricoltura. Nasce in quei decenni il sistema lucchese delle “ville-fattorie”: i Buonvisi, gli Arnolfini, i Guinigi, i Cenami, i Mansi (solo per citare i nomi di alcune delle più importanti famiglie lucchesi) faranno a gara per realizzare sulle colline che circondano Lucca le ville di campagna più belle, applicando all’agricoltura – in particolare all’olio e al vino – le tecniche agronomiche più avanzate per l’epoca. All’inizio del 1600, per ragioni ancora oggi controverse, la Repubblica di Lucca emanò un legge che proibiva l’esportazione del vino fuori dai confini dello stato. Un decreto che sembra negare tutta la precedente storia della mercatura lucchese, orientata fin dl primo medioevo agli scambi internazionali. Scrive lo storico Renzo Sabbatini che “per meglio commercializzare la sua produzione di vino, nel 1615 la famiglia Guinigi apriva due negozi per la vendita di vino: uno in Pizzorna – dove quotidianamente lavoravano decine di carbonari, ed uno a Viareggio”. Nasce sicuramente in quel periodo il forte orientamento degli abitanti della Lucchesìa a consumare il vino locale. Nei primissimi anni del 1800,

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