S T O R I A
Tenuta di Valgiano
La Tenuta di Valgiano sorge nel cuore delle colline lucchesi, quale parte di un contesto paesaggistico secolare in cui l’opera antropica ha inciso le colline definendo, nel tempo, la campagna attuale dove coltivazioni e vegetazione spontanea compongono uno scenario armonico. Il toponimo Valgiano è la contrazione dell’antico Valle di Giano. Giano era il dio latino dei passaggi
spaziali, temporali e fisici ma anche degli inizi di ogni attività umana. La testa a due volti che osservano direzioni opposte costituiva la rappresentazione antropomorfa della divinità . Il passato e il futuro, la fine e l’inizio sono segni della linea del tempo che, in natura, si flette fino a unire gli estremi nella cicli-
cità delle stagioni, delle fioriture e dei lavori che l’uomo ha sviluppato in quella che oggi conosciamo come agricoltura. Giano presiedeva gli antichi lavori della terra del centro Italia ed è per questo che molte frazioni di campagna, tra Lazio, Umbria e Toscana portano nella loro toponomastica le tracce di questo antico culto.
La Tenuta di Valgiano appartiene a questa tradizione e oggi ne rappresenta l’eccellenza viticola. Il cuore dell’azienda è la splendida villa quattrocentesca al centro di un complesso sistema architettonico e paesaggistico progettato più di cinquecento anni fa nel segno dell’acqua. Lo sfruttamento delle risorse idriche, proveniente dal copioso rio Sana, avviene, ancora oggi, grazie a un articolato quanto antico meccanismo di distribuzione che assicurava l’acqua a tutte le principali proprietà fin da quando la famiglia Compagni, che costruì la villa, alienò parte dei beni alla famiglia Buonvisi alla fine del Cinquecento.
Dal 1994 la tenuta appartiene alla famiglia Petrini Avogadro di Collobiano; la proprietà ha valorizzato il talento agricolo da sempre riconosciuto a questo luogo rendendo la viticoltura praticata un’eccellenza nazionale, punto di riferimento per
gli appassionati di vino di tutto il mondo.Â
La produzione enologica di qualità è andata di pari passo alla piena presa di coscienza agricola che ha posto le vigne, gli oliveti e in genere gli spazi campestri dell’azienda in piena continuitÃ
con l’ambiente circostante. Ciò si è realizzato attraverso a un approccio agricolo sempre più consapevole che, a partire dal 2002, è condotto secondo i dettami dell’agricoltura biodinamica. Tale pratica tiene conto della relazione vitale tra gli elementi naturali e concepisce l’organismo agricolo come un ciclo chiuso nel quale terra, uomini, animali e piante contribuiscono al mantenimento del paesaggio e alla sua valorizzazione della qualità agricola.