{"id":819,"date":"2015-04-30T17:54:09","date_gmt":"2015-04-30T15:54:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valgiano.it\/?p=819"},"modified":"2015-05-01T12:31:36","modified_gmt":"2015-05-01T10:31:36","slug":"lucca-hills","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.valgiano.it\/en\/lucca-hills\/","title":{"rendered":"Lucca hills"},"content":{"rendered":"<p>IL TERRITORIO:<\/p>\n<p>Lucca, situata a Nord della Toscana, \u00e8 compressa tra l\u2019Appennino e il Mar Tirreno. Il clima ha una forte variabilit\u00e0, a seconda che prevalga l\u2019influenza appenninica oppure quella mediterranea. Per questo motivo, storicamente, vi \u00e8 una forte presenza di vitigni complementari, che garantiscono una qualit\u00e0 costante. L\u2019Appennino influenza il clima con abbondante piovosit\u00e0, ben diffusa nell\u2019arco dell\u2019anno, e con escursione termica notturna; mentre il Tirreno regala una luce di grande intensit\u00e0 e una buona ventilazione. Queste condizioni fanno s\u00ec che le uve di Lucca raggiungano un\u2019ottima maturazione \u2013 del colore e dei tannini \u2013 che producono vini di notevole morbidezza e intensit\u00e0. Le aziende sono perlopi\u00f9 situate in mezza collina, posizione che condividono con gli olivi,. I due versanti nei quali \u00e8 suddivisa la denominazione sono ugualmente esposti a mezzogiorno e godono di piena insolazione. Nel versante Occidentale alcune zone specialmente intorno alla Valfreddana sono particolarmente vocate ai bianchi, mentre nel versante orientale prevalgono i rossi. Il Serchio divide i due versanti caratterizando climaticamnte tutta la piana di Lucca, umida e soggetta a brinate mentre i ripidi versanti delle colline proteggono i vigneti. La grande superficie boschiva dell\u2019alta collina e dell\u2019Appenino determinano il paesaggio, il verde intenso che non arretra nemmeno nelle pi\u00f9 torride estati e la richezza di acque sorgive purissime lungo tutte le colline. In queste condizioni la Lucchesia \u00e8 in grado di offrire alle vigne un periodo vegetativo molto lungo, gli inverni miti che sbocciano in precoci primavere, l\u2019escursione termica presente ma moderata, la disponibilit\u00e0 idrica che consente una buona attivit\u00e0 fotosintetica anche in piena estate, garantiscono la piena maturit\u00e0 delle uve anche con buone rese. I terreni derivano geologicamente dalle due conformazioni pi\u00f9 tipicamente toscane, la marna calcarea di alberese e l\u2019arenaria del macigno toscano. I terreni argillosi delle marne calcaree producono vini di potenza e longevit\u00e0, mentre il macigno toscano \u2013 grazie alla sua ricchezza di minerali \u2013 apporta grandi doti di serbevolezza. In alcuni casi questi terreni sono cos\u00ec sapeintemente mescolati da creare dei \u201cterroir\u201d di grande prestigio. L\u2019origine geologica piuttosto recente, perlopi\u00f9 Paleocenica e Miocenica fa si che si tratti di terreni di buona fertilit\u00e0 capaci di esprimere notevole vigore e forza nelle viti, garanzia di adattamento alle annate estreme causate dalla contrapposizione degli Appenini e del Mediterraneo. Complessivamente la Lucchesia \u00e8 caratterizzata dalla mitezza e dolcezza del clima, che si eprime in un paesaggio di grande dolcezza ed eleganza, i frutti pi tipici di questo paesaggio: l\u2019olio ed il vino esprimono come uno specchio queste caratteristiche.<\/p>\n<p>LA STORIA:<\/p>\n<p>I vini delle Colline Lucchesi hanno una tradizione che, sulla base di precisi documenti storici, possiamo collegare addirittura all\u2019epoca romana e al medioevo. Secondo alcuni storici sembra che gi\u00e0 prima dei Romani le colline della Lucchesia fossero coltivate dagli Etruschi che abitavano a Lucca e poi dai Liguri i quali conoscevano bene l\u2019arte della viticoltura e olivicoltura. La ricchezza della zona \u00e8 comunque messa in evidenza da documenti anteriori al Mille secondo i quali \u201cle pendici dei colli a nord di Lucca erano nel secolo nono rivestite di vigne\u201d. Nell\u2019et\u00e0 dei Comuni l\u2019industria del vino era gi\u00e0 fiorente: infatti tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo la coltura della vite si era molto intensificata nel territorio delle colline lucchesi e grande era il consumo che si faceva del vino. Narrano le storie che nel 1334 furono portate a Lucca dalle vicine contrade oltre 168.000 barili di vino che doveva essere \u201cchiaro, vermiglio, puro e franco\u201d come quello che nel 1308 acquist\u00f2 Cimelio il vinattiere. Nel 1392 un mercante, Antonio di Pace degli Orsi, scriveva alla compagnia Datini di Pisa che \u201c\u00e8 saporoso: quanto pi\u00f9 ne beo, pi\u00f9 m\u2019aguzza l\u2019appitito di bere\u201d. Nel 1400 scriveva Sante Lanciero, sommelier di Papa Paolo III, che si trattava di vini di ottima qualit\u00e0 preparati con cura, soprattutto da offrire agli ospiti, come risultato di una propria scelta di vita e come prodotto della propria terra e della propria passione.<br \/>\nIn quegli stessi secoli l\u2019attivit\u00e0 in cui i lucchesi eccellono \u00e8 la produzione della seta: nella sola citt\u00e0 di Lucca vengono certificati oltre 2.000 telai in produzione, senza contare tutti quelli del contado. Ed \u00e8 proprio la seta il veicolo della creazione del mito internazionale del \u201cmercante\u201d lucchese: tutte le maggiori famiglie aristocratiche della citt\u00e0 vennero coinvolte nella produzione e nel commercio della seta, soprattutto verso i paesi del Nord Europa. I primogeniti vennero inviati ad aprire \u201ccompagnie della seta\u201d in citt\u00e0 come Lione, Bruges, Londra, Amsterdam e Amburgo. Progressivamente, insieme ai tessuti di seta, i mercanti lucchesi iniziarono a trasportare verso il nord anche il loro vino e l\u2019olio di cui andavano tanto orgogliosi: storicamente fu questa la prima volta che il vino lucchese si affacci\u00f2 sui mercati internazionali.<br \/>\nMa a met\u00e0 del 500, per varie ragioni &#8211; non ultima la scoperta dell\u2019America, questo sistema mercantile entr\u00f2 in crisi. Le \u201ccompagnie della seta\u201d all\u2019estero vennero chiuse, e le famiglie aristocratiche lucchesi decisero di investire gli enormi ricavi realizzati con la seta in agricoltura. Nasce in quei decenni il sistema lucchese delle \u201cville-fattorie\u201d: i Buonvisi, gli Arnolfini, i Guinigi, i Cenami, i Mansi (solo per citare i nomi di alcune delle pi\u00f9 importanti famiglie lucchesi) faranno a gara per realizzare sulle colline che circondano Lucca le ville di campagna pi\u00f9 belle, applicando all\u2019agricoltura \u2013 in particolare all\u2019olio e al vino &#8211; le tecniche agronomiche pi\u00f9 avanzate per l\u2019epoca.<br \/>\nAll\u2019inizio del 1600, per ragioni ancora oggi controverse, la Repubblica di Lucca eman\u00f2 un legge che proibiva l\u2019esportazione del vino fuori dai confini dello stato. Un decreto che sembra negare tutta la precedente storia della mercatura lucchese, orientata fin dl primo medioevo agli scambi internazionali.<br \/>\nScrive lo storico Renzo Sabbatini che \u201cper meglio commercializzare la sua produzione di vino, nel 1615 la famiglia Guinigi apriva due negozi per la vendita di vino: uno in Pizzorna \u2013 dove quotidianamente lavoravano decine di carbonari, ed uno a Viareggio\u201d. Nasce sicuramente in quel periodo il forte orientamento degli abitanti della Lucches\u00eca a consumare il vino locale.<br \/>\nNei primissimi anni del 1800, Lucca torna a respirare un\u2019aria internazionale: l\u2019arrivo delle truppe francesi, e l\u2019insediamento in citt\u00e0 di Elisa Bonaparte e della sua corte di dignitari, influenzer\u00e0 \u2013 in parte &#8211; anche i destini della viticoltura lucchese. Viene redatto il \u201cnuovo catasto\u201d del territorio lucchese. Generali e diplomatici dell\u2019esercito napoleonico (Grabaw, Meuron) acquisteranno alcune delle \u201cville-fattoria\u201d, e i vitigni cosiddetti \u201cfrancesi\u201d faranno per la prima volta la loro apparizione sulle colline della Lucches\u00eca.<br \/>\nNel suo \u201cDizionario geografico fisico storico della toscana\u201d, edito dall\u2019 Accademia dei Georgofili nel 1839, Emanuele Repetti scrive:<br \/>\n\u201cIn quanto all\u2019industria agraria lucchese, essa pu\u00f2 dividersi in tre porzioni, sia per la qualit\u00e0 del suolo, sia per la posizione ed elevazione rispettiva del paese. In vista di ci\u00f2 i Lucchesi distinguono il loro territorio agricolo in tre maniere; la prima nel contado delle sei miglia, che comprende il piano intorno alla citt\u00e0 di Lucca con le adiacenti colline; la seconda nel territorio della marina, in cui \u00e8 Viareggio e Camajore; la terza e compresa nell\u2019agricoltura dell\u2019Appennino. Dalla prima si hanno nella pianura grani , ortaggi, legumi e vini comuni in abbondanza; nelle colline adiacenti, olio squisito e il pi\u00f9 accreditato di tutti quelli d\u2019Italia e, specialmente nei colli esposti a levante e a mezzogiorno, vini generosi\u201d<\/p>\n<p>COLLINE LUCCHESI ROSSO E BIANCO DOC:<\/p>\n<p>La DOC Colline Lucchesi Rosso, fra le primissime in Toscana, risale al 1968. Essa veniva a premiare e a riconoscere la tradizione e l\u2019impegno con cui le famiglie Lucchesi producevano vino intorno a Lucca, in un ambiente dalle stesse mantenuto integro e incontaminato. L\u2019ospitalit\u00e0, la gentilezza e il carattere dei Lucchesi hanno fatto del vino un messaggero importante da inviare nel mondo, un messaggero capace di rappresentarne in modo perfetto il carattere.<br \/>\nCome altri vitigni della Toscana il vitigno Sangiovese, chiamato dai lucchesi \u201cSangioveto\u201d, \u00e8 stato abbinato da tempo ai vari Canaiolo, Ciliegiolo e Colorino, Merlot, Syrah, nonch\u00e9 ad una piccola parte di Moscati e Aleatici. Nel 1985 veniva riconosciuta la DOC Colline Lucchesi Bianco: accanto al tradizionale Trebbiano Toscano, troviamo il Vermentino, il Greco e il Grechetto, la Malvasia del Chianti con l\u2019aggiunta di Chardonnay e Sauvignon nonch\u00e9 di una piccola parte di vitigni a bacca bianca locali.<br \/>\nNel 1997, il consorzio delle Colline Lucchesi, nel rispetto della tradizione, ma aperto a nuove esperienze, provvedeva ad aggiornare il disciplinare di produzione delle DOC Rosso e Bianco.<br \/>\nOggi, nella meravigliosa realt\u00e0 delle colline lucchesi, oltre ai tradizionali rossi e bianchi, si producono alcuni vini fermentati in purezza da singoli vitigni Sangiovese lucchese e Merlot lucchese, oltre al Vermentino lucchese e Sauvignon lucchese. A questi si aggiunge il Vin Santo, che le aziende di Lucca hanno sempre prodotto e ne facevano un vanto da offrire agli amici, oggi anch\u2019esso \u00e8 DOC e anche se prodotto in limitate quantit\u00e0 viene a comporre un ventaglio di prodotti di qualit\u00e0 che danno l\u2019immagine di un ambiente, di una tradizione di valori a cui i viticoltori lucchesi non intendono rinunciare.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL TERRITORIO: Lucca, situata a Nord della Toscana, \u00e8 compressa tra l\u2019Appennino e il Mar Tirreno. Il clima ha una forte variabilit\u00e0, a seconda che prevalga l\u2019influenza appenninica oppure quella mediterranea. Per questo motivo, storicamente, vi \u00e8 una forte presenza di vitigni complementari, che garantiscono una qualit\u00e0 costante. L\u2019Appennino influenza il clima con abbondante piovosit\u00e0, ben diffusa nell\u2019arco dell\u2019anno, e con escursione termica notturna; mentre il Tirreno regala una luce di grande intensit\u00e0 e una buona ventilazione. Queste condizioni fanno s\u00ec che le uve di Lucca raggiungano un\u2019ottima maturazione \u2013 del colore e dei tannini \u2013 che producono vini di notevole morbidezza e intensit\u00e0. Le aziende sono perlopi\u00f9 situate in mezza collina, posizione che condividono con gli olivi,. I due versanti nei quali \u00e8 suddivisa la denominazione sono ugualmente esposti a mezzogiorno e godono di piena insolazione. Nel versante Occidentale alcune zone specialmente intorno alla Valfreddana sono particolarmente vocate ai bianchi, mentre nel versante orientale prevalgono i rossi. Il Serchio divide i due versanti caratterizando climaticamnte tutta la piana di Lucca, umida e soggetta a brinate mentre i ripidi versanti delle colline proteggono i vigneti. 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In alcuni casi questi terreni sono cos\u00ec sapeintemente mescolati da creare dei \u201cterroir\u201d di grande prestigio. L\u2019origine geologica piuttosto recente, perlopi\u00f9 Paleocenica e Miocenica fa si che si tratti di terreni di buona fertilit\u00e0 capaci di esprimere notevole vigore e forza nelle viti, garanzia di adattamento alle annate estreme causate dalla contrapposizione degli Appenini e del Mediterraneo. Complessivamente la Lucchesia \u00e8 caratterizzata dalla mitezza e dolcezza del clima, che si eprime in un paesaggio di grande dolcezza ed eleganza, i frutti pi tipici di questo paesaggio: l\u2019olio ed il vino esprimono come uno specchio queste caratteristiche. LA STORIA: I vini delle Colline Lucchesi hanno una tradizione che, sulla base di precisi documenti storici, possiamo collegare addirittura all\u2019epoca romana e al medioevo. 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Nel 1392 un mercante, Antonio di Pace degli Orsi, scriveva alla compagnia Datini di Pisa che \u201c\u00e8 saporoso: quanto pi\u00f9 ne beo, pi\u00f9 m\u2019aguzza l\u2019appitito di bere\u201d. Nel 1400 scriveva Sante Lanciero, sommelier di Papa Paolo III, che si trattava di vini di ottima qualit\u00e0 preparati con cura, soprattutto da offrire agli ospiti, come risultato di una propria scelta di vita e come prodotto della propria terra e della propria passione. In quegli stessi secoli l\u2019attivit\u00e0 in cui i lucchesi eccellono \u00e8 la produzione della seta: nella sola citt\u00e0 di Lucca vengono certificati oltre 2.000 telai in produzione, senza contare tutti quelli del contado. Ed \u00e8 proprio la seta il veicolo della creazione del mito internazionale del \u201cmercante\u201d lucchese: tutte le maggiori famiglie aristocratiche della citt\u00e0 vennero coinvolte nella produzione e nel commercio della seta, soprattutto verso i paesi del Nord Europa. I primogeniti vennero inviati ad aprire \u201ccompagnie della seta\u201d in citt\u00e0 come Lione, Bruges, Londra, Amsterdam e Amburgo. Progressivamente, insieme ai tessuti di seta, i mercanti lucchesi iniziarono a trasportare verso il nord anche il loro vino e l\u2019olio di cui andavano tanto orgogliosi: storicamente fu questa la prima volta che il vino lucchese si affacci\u00f2 sui mercati internazionali. Ma a met\u00e0 del 500, per varie ragioni &#8211; non ultima la scoperta dell\u2019America, questo sistema mercantile entr\u00f2 in crisi. Le \u201ccompagnie della seta\u201d all\u2019estero vennero chiuse, e le famiglie aristocratiche lucchesi decisero di investire gli enormi ricavi realizzati con la seta in agricoltura. Nasce in quei decenni il sistema lucchese delle \u201cville-fattorie\u201d: i Buonvisi, gli Arnolfini, i Guinigi, i Cenami, i Mansi (solo per citare i nomi di alcune delle pi\u00f9 importanti famiglie lucchesi) faranno a gara per realizzare sulle colline che circondano Lucca le ville di campagna pi\u00f9 belle, applicando all\u2019agricoltura \u2013 in particolare all\u2019olio e al vino &#8211; le tecniche agronomiche pi\u00f9 avanzate per l\u2019epoca. All\u2019inizio del 1600, per ragioni ancora oggi controverse, la Repubblica di Lucca eman\u00f2 un legge che proibiva l\u2019esportazione del vino fuori dai confini dello stato. Un decreto che sembra negare tutta la precedente storia della mercatura lucchese, orientata fin dl primo medioevo agli scambi internazionali. Scrive lo storico Renzo Sabbatini che \u201cper meglio commercializzare la sua produzione di vino, nel 1615 la famiglia Guinigi apriva due negozi per la vendita di vino: uno in Pizzorna \u2013 dove quotidianamente lavoravano decine di carbonari, ed uno a Viareggio\u201d. Nasce sicuramente in quel periodo il forte orientamento degli abitanti della Lucches\u00eca a consumare il vino locale. 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